Ieri sera 21 novembre 2016, su Canale 5, è andata in onda la prima puntata del programma Selfie condotto da Simona Ventura, la trasmissione si occupa di vari aspetti del cambiamento, da quello fisico a quello psicologico e naturalmente mi soffermerò proprio su quest’ultimo.
Il caso selezionato per essere affrontato dallo Psicoterapeuta Giorgio Nardone (di cui ho l’onore di essere uno studente) è stato soprannominato “questione di ordine” (qui il link al video).
La donna, Nicoletta, ha 34 anni e da quando è diventata mamma ha smesso di prendersi cura di sé stessa, questa cosa la sta mettendo in crisi con il marito che non fa altro che lamentarsi di questa situazione.
Ad una prima occhiata potrebbe sembrare semplicemente una donna che ha bisogno di un nuovo ‘look’, ed anche Nicoletta è convinta che sia questo il suo problema, ma la trascuratezza e lo sguardo spaventato di Nicoletta fanno pensare che dietro ci sia ben altro.
Il format televisivo di Selfie prevede una visita a casa di chi ha fatto richiesta di aiuto e grazie a questo in pochi minuti si riesce ad individuare il problema di Nicoletta.
La donna chiede a chi entra in casa di togliere le scarpe (e fin qui denota semplicemente un’attenzione per la pulizia superiore a quella della maggioranza della popolazione italiana, come fanno i Giapponesi, dice lei), ma la cosa che fa scattare l’allarme è il rituale di preparazione del caffè da parte di Nicoletta: prima di passare la tazzina a Katia Ricciarelli, Nicoletta deve pulire il lavandino seguendo uno specifico rituale (asciugare, lasciare una goccia d’acqua sul lavandino, poi sciacquare la spugnetta e poi asciugare finalmente il tutto). Quando le viene chiesto se lascia mai qualcosa in disordine lei risponde “non ce la faccio”.
Queste due cose, che possono sembrare banali, nascondono in realtà il nucleo del problema di Nicoletta: il bisogno di controllare il mondo esterno (con l’ordine) e un rituale che va eseguito perfettamente perché possa controllare la sua ansia, queste due cose insieme formano il cosiddetto disturbo ossessivo compulsivo.
A questo punto Katia le toglie la spugna da mano e la getta nel lavandino e qui la risposta di Nicoletta è da manuale: “se lo fa lei va bene” il problema non è quindi il disordine in quanto tale, ma l’essere responsabili di quel disordine, il non aver svolto il rituale nella maniera corretta, quindi non importa se l’ordine viene rotto da un soggetto esterno, questo non farà sentire Nicoletta responsabile della cosa (in genere le persone con disturbo ossessivo compulsivo svolgono i rituali come riparazione di qualcosa che è avvenuto nel passato, per evitare che accada qualcosa di male nel futuro oppure perché accada qualcosa di bello nel futuro, i rituali sono infatti tecnicamente suddivisi in tipo riparatorio, preventivo o propiziatorio).
L’attenzione eccessiva per l’ordine la vediamo anche nel modo in cui tiene il cibo nel frigorifero (ordinato per tipo e per data di scadenza), gli abiti (per modello e per colore), la biancheria intima (per colore) ecc. ecc.

 

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Nicoletta ci parla anche del problema che ha con la pulizia delle figlie, tanto da portarsi le posate da casa quando va a mangiare al ristorante o il disinfettante per pulire tutti i cassetti quando va in albergo.
Nicoletta afferma di sentirsi in gabbia e di non riuscire ad uscirne da sola. Questo purtroppo è quello che accade a chi soffre di disturbo ossessivo compulsivo, che da un punto di vista razionale sembra del tutto assurdo: verrebbe naturale pensare che ‘basterebbe non mettere in ordine’ oppure che una volta ogni tanto potrebbe evitare di pulire il lavandino, che sia chiaro, per chi soffre di disturbo ossessivo compulsivo le cose stanno in un altro modo, loro non possono evitare di mettere in atto un rituale, non è una questione di forza di volontà, l’ansia e l’angoscia che proverebbero se non mettessero in atto un rituale è qualcosa che chi non soffre di questo disturbo non può nemmeno lontanamente immaginare.
Chi soffre di disturbo ossessivo compulsivo soffre tre volte: soffre perché deve mettere in atto i rituali, soffre perché è pienamente consapevole dell’assurdità della situazione (quindi è inutile che qualcuno glielo ribadisca…) e soffrono perché non sono compresi dai propri familiari e dai propri amici.
Arrivati a questo punto è stato chiamato in causa lo Psicologo Psicoterapeuta Giorgio Nardone, creatore del modello di Terapia Breve Strategica, che ha detto la sua sul caso di Nicoletta e la seguirà nel suo percorso di terapia per superare il disturbo ossessivo compulsivo, vi lascio qui il suo commento:

Questo tecnicamente si chiama disturbo ossessivo compulsivo, in parole più comprensibili è l’ossessione che entra nella mente della persona, come un virus e che la costringe a mettere in atto tutta una serie di rituali che lei non può non fare, perché se non li fa entra in uno stato di ansia e di angoscia insopportabile. Nel suo caso abbiamo una tipologia specifica che è quella dell’ordinare gli oggetti tutti in una certa maniera che per lei è rassicurante perché lei ha il controllo su tutto. La maggioranza delle persone ha delle piccole fissazioni che sono funzionali e possono essere gestibili, ma quando arrivano al livello di compulsione, ovvero quando è qualche cosa che io non posso evitare di fare perché altrimenti crollo nel panico, crollo dell’angoscia assoluta, è diventato una patologia; nel suo caso abbiamo un livello direi piuttosto invalidante e non deve stupire vedere tutto l’ordine che mette fuori di sé e tutto il disordine che ha su di sé, perché è proprio tipico di queste patologie il fatto che più spendono tempo nel ordinare il resto più sono disordinati dentro più non riescono a prendersi cura di se.

Detto questo sono curioso di vedere come evolverà la terapia e, soprattutto, cosa ci faranno vedere in televisione, il modello di Terapia Breve Strategica è molto efficace nel trattamento di questo tipo di disturbo e i risultati possono essere tanto rapidi e profondi da sembrare incredibili.